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Pensioni, brutte notizie per chi è nato dopo il 1964: come cambia l’assegno

Ci sono importanti novità sulle pensioni per tutti i contribuenti nati dopo il 1964: ecco cosa cambierà nei prossimi mesi.

La pensione, si sa, è una preoccupazione importante per quasi tutti i lavoratori. Negli ultimi anni, la preoccupazione crescente per la tenuta del sistema pensionistico italiano, ha spinto tante persone – specie dell’ultima generazione – ad aprire un fondo pensione.

Pensioni, brutte notizie per chi è nato dopo il 1964: come cambia l’assegno-Senioritalia.it

Secondo recenti studi, infatti, chi è nato tra il 1964 e il 1994 dovrebbe preoccuparsi sul serio della sua pensione. Chi è nato in questi anni, infatti, rischia di vedersi recapitato un assegno molto più basso dell’ultimo stipendio percepito prima della pensione. Il cosiddetto “tasso di riduzione” (che indica la differenza tra i due) sarà molto basso.

Perché chi è nato dopo il 1964 dovrebbe preoccuparsi delle pensioni

Secondo questi studi, dunque, la pensione potrebbe non essere sufficiente per la sopravvivenza. Risulta dunque fondamentale conoscere queste situazioni, in modo da poter programma il proprio futuro pensionistico in totale tranquillità. Secondo un’indagine condotta da consulente di investimenti MoneyFarm, e pubblicato su Money, la situazione sarà quasi drammatica. Riferendoci sempre al tasso di sostituzione, ovvero la differenza tra l’ultimo stipendio e il rimo assegno di pensione liquidato, arriveranno brutte notizie per coloro che sono nati dopo il 1964.

Perché chi è nato dopo il 1964 dovrebbe preoccuparsi delle pensioni-Senioritalia.it

Chiaramente ci sarà, all’interno del gruppo dei nati dal 1964 al 1994, una grande differenza a seconda dell’anno di uscita dal lavoro. Più si andrà avanti più sarà netta la riduzione sullo stipendio, con fattori come l’invecchiamento della popolazione che potrebbero cambiare ulteriormente lo scenario. Secondo questi dati, i 30enni di oggi potrebbero addirittura ricevere una pensione pari al 50% dell’ultimo stipendio. Lo studio ha preso in considerazione 8 profili di lavoratori – degli anni 1964, 1974, 1984 e 1994 – per un platea di 3.182.376 persone.

Va ricordato infatti che le persone che andranno in pensione dal 2031 al 2062 avranno gran parte, alcuni tutto, l’assegno calcolato con le regole del sistema contributivo. A differenza del sistema retributivo, si tengono in considerazione tutti i contributi versati dal lavoratore ai quali si applica un determinato coefficiente. Il retributivo, invece, tiene conto degli ultimi anni di lavoro, dunque valorizzando quelli che – solitamente – sono gli stipendi di fine carriera e quindi più alti.

Inoltre, per il sistema contributivo l’importo della pensione è essenziale per determinare l’uscita dal lavoro. Facciamo qualche esempio: per la pensione di vecchia di 67 anni sono richiesti 20 anni di contributi e un assegno pari al valore dell’Assegno Sociale pari a 538euro. Per la pensione anticipata – che si raggiunge a 64 anni e 25 di contributi – è necessario un assegno che sia pari a 3 volte il valore dell’Assegno Sociale. Va ricordato che tale requisito si riduce di 2,8 per le donne con almeno un figlio e 2,6 per le donne con due o più figli.

Mattia Senese

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