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RSA: mancano protocolli per nuovi ingressi

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RSA: mancano protocolli per nuovi ingressi

RSA: mancano protocolli per nuovi ingressi

I punti essenziali per la gestione dell’emergenza Covid-19 nelle Rsa individuati dall’Advisory Board riunito da Senior Italia FederAnziani

I tamponi nelle RSA cominciano finalmente a decollare, anche se non con numeri così elevati come alcune dichiarazioni di queste ore sembrerebbero suggerire. Occorre infatti distinguere tra tamponi fatti ai pazienti e agli operatori, e tra quelli consegnati e quelli realmente processati. In ogni caso va anche detto che molte strutture sono riuscite grazie al proprio impegno a garantire il 100% dei tamponi agli ospiti. Una cosa buona è che molti ospiti delle strutture si stanno negativizzando: oggi si guarisce dal Covid anche se si è in RSA, e un certo numero di pazienti riesce a superare il Covid nonostante la presenza di patologie croniche. Del resto questa evidenza deve portare a sottolineare una distinzione spesso trascurata, ovvero quella tra le morti “per” Covid e quelle “con” Covid: molti anziani, non solo nelle RSA, sono morti essendo positivi al Covid ma per via di altre patologie. Si pensi ai tanti infartuati positivi al Covid: sono aumentate di tre volte le morti per infarti nel mese di marzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e non è soltanto colpa del virus, o quantomeno, lo è in maniera indiretta: uno studio condotto dalla Sic (Società Italiana di Cardiologia) su 54 ospedali, mostra come in Italia tali decessi siano passati dal 4,1% al 13,7 % rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (12-19 marzo) perché l’organizzazione degli ospedali e del 118 in questa fase è stata dedicata quasi esclusivamente al Covid-19 e molti reparti cardiologici sono stati utilizzati per i malati infettivi. Inoltre, per timore del contagio, i pazienti ritardano l’accesso al pronto soccorso ed arrivano in ospedale in condizioni sempre più gravi, spesso con complicazioni aritmiche o funzionali, che rendono molto meno efficaci le terapie che hanno dimostrato di essere salvavita come l’angioplastica primaria. Lo stesso vale anche per i morti di altre patologie che sono risultati affetti anche da Covid.

Con l’avvio della Fase 2 nelle RSA ci si sta pian piano avviando al superamento del periodo più critico, ma ora è necessario fare un passo avanti, ovvero prendere decisioni veloci sui protocolli per l’ingresso di nuovi ospiti. Nelle strutture ci sono posti letto liberi e disponibili ospiti che vorrebbero entrare, ma occorre garantire che questo possa accadere in tutta sicurezza, con strutture Covid free e d’altra parte nuclei o RSA dedicate a pazienti Covid. In secondo luogo è ora di cominciare a garantire che i parenti possano tornare a far visita ai loro cari in condizioni di assoluta sicurezza per questi ultimi. Sappiamo quanto sia importante per gli anziani riavere un contatto almeno visivo con la famiglia. Molte strutture si stanno attrezzando per creare luoghi dedicati e per avere tutti i device pronti ma finché non ci sono indicazioni da parte delle Regioni nulla si muoverà. Per concludere, quanto ai DPI ci sono ancora difficoltà a reperire le mascherine, troppo spesso bloccate a livello delle dogane, e i camici per gli operatori, benché ci risulti che i gestori stiano spingendo per poter avere tutte le protezioni individuali.

Senior Italia FederAnziani ha riunito un Advisory Board che ha individuato i punti essenziali per la gestione dell’emergenza nella Rsa. In primo luogo quella dei tamponi a tappeto a tappeto, o più precisamene di uno screening adeguato con tamponi più test sierologici sia degli ospiti che del personale delle RSA. Allo screening si affianca la necessità di garantire a ogni Rsa una preventiva dotazione di DPI adeguati, sufficienti per residenti e personale per almeno due settimane. DPI di cui deve essere garantito il regolare e costante approvvigionamento, sin dalle prime fasi, in caso di epidemia. Devono essere distribuiti fondi – si legge nel documento dell’Advisory Board - a copertura di tutti i maggiori costi per DPI sostenuti nel corso dell’emergenza.

Ma non solo, sono molti i punti fondamentali individuati: dal rafforzamento del ruolo della sanità territoriale, ove possibile prevedendo un ruolo di primo piano dei MMG e degli specialisti ambulatoriali, alle adeguate informazioni circa le procedure da rispettare per contenere l’infezione, così come avviene negli ospedali pubblici, anche fornendo la consulenza specialistica di pneumologi e infettivologi territoriali e di altre branche specialistiche; dalla possibilità di utilizzare sistemi di telemonitoraggio all’attenzione all’impatto psicologico, fino alla lotta contro le situazioni irregolari.


14-05-2020

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