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Catetere intermittente, dalla F.A.I.S. una lettera aperta agli amministratori pubblici e ai responsabili dei centri di acquisto regionali

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Catetere intermittente, dalla F.A.I.S. una lettera aperta agli amministratori pubblici e ai responsabili dei centri di acquisto regionali

Catetere intermittente, dalla F.A.I.S. una lettera aperta agli amministratori pubblici e ai responsabili dei centri di acquisto regionali

“I principi della libera scelta del prodotto da parte del paziente/persona e dell’appropriatezza sono cardini imprescindibili su cui fondare politiche di acquisto”

Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera aperta indirizzata dalla F.A.I.S. - Federazione delle Associazioni di Incontinenti e Stomizzati agli amministratori pubblici e ai responsabili dei centri di acquisto regionali.

 

 

Lettera aperta a amministratori pubblici e ai responsabili dei centri di acquisto regionali

 

Voi sapete cosa vuol dire vivere utilizzando un catetere intermittente?

 

La responsabilità negli acquisiti in sanità è al centro di numerose discussioni a vari livelli. Dal nostro punto di vista, analizzando vari contesti territoriali, abbiamo sempre nutrito un certo scetticismo sui meccanismi di acquisto, in particolare sull’impatto che un acquisto mal fatto può avere sulla vita di una persona. I prodotti per il cateterismo intermittente non fanno eccezione, anzi sono uno di quei prodotti “sentinella” che posso dare il senso della realtà e possono aiutare a capire.

Tecnicamente il cateterismo intermittente prevede l’inserimento e la rimozione di un catetere monouso per lo svuotamento della vescica e può essere effettuato più volte al giorno. Può essere gestito in autonomia(autocateterismo) o con l’aiuto di un caregiver o anche di un professionista.  Inoltre, nella scelta del prodotto più appropriato bisogna tenere conto di vari parametri legati, per esempio, alla lunghezza e diametro del dispositivo.

Ogni persona segue delle proprie regole per l’inserimento e la rimozione del catetere proprio perché è una pratica che dipende da “sensibilità” personali e caratteristiche anatomico-funzionali specifiche, nonché funzione di momenti formativi che, se non adeguatamente forniti, possono creare non poche difficoltà alla persona che poi si potrà portare dietro per tutta la vita. Contrariamente a quanto si può comunemente immaginare il cateterismo e l’autocateterismo possono interessare tutti: uomini, donne, bambini e neonati. La pratica non è immune da criticità: una delle complicanze più comuni, infatti, può essere l’infezione del tratto urinario, ma possono anche verificarsi la presenza di sangue nelle urine, sanguinamento dell’uretra o difficoltà nell’uso del catetere. Anche i sintomi associati possono essere diversi: bruciore, febbre, urine torbide e maleodoranti, ecc. Tutto questo ha enormi ripercussioni sullo stato emotivo e psichico della persona che ne può condizionare fortemente la qualità di vita.

Molti pazienti incontinenti ed in particolare, per esempio, le persone tetraplegiche sono in grado di effettuare l’autocateterismo con un solo tipo di dispositivo e non con altri, e per questi è anche fondamentale la semplicità d’uso del catetere stesso e la facilità di apertura della confezione. È bene anche qui evidenziare che differenze di prodotto anche piccole possono limitare l’autonomia del paziente. Garantire a quest’ultimo l’utilizzo del dispositivo più appropriato, più maneggevole secondo le individuali limitate abilità, che assicuri quindi la propria funzione ed eviti le ulteriori complicanze che possono derivare da un dispositivo non completamente appropriato, deve essere un obiettivo irrinunciabile onde evitare al paziente oltre alle complicanze di carattere clinico anche inutili disagi e al sistema sanitario ulteriori costi per la cura di infezioni o traumi. È cosa nota che spesso, per sopperire ai disagi procurati da prodotti non appropriati, si investono i caregiver di responsabilità troppo onerose e che possono compromettere anche l’equilibrio socio-familiare.

 

In definitiva, come per tutti i dispositivi, la componente “persona” non è di secondaria importanza, i principi della libera scelta del prodotto da parte del paziente/persona e dell’appropriatezza sono cardini imprescindibili su cui fondare politiche di acquisto. Ma ad oggi non è così in Italia.

 

In molte regioni, ed in particolare Liguria e Lombardia in questo momento, le centrali di acquisto stanno gestendo procedure di gara che spesso vanno in senso contrario a quanto esposto sopra. Negli ultimi mesi abbiamo inviato ripetuti appelli a chi gestisce, politicamente e amministrativamente questi processi, per manifestare la profonda amarezza nel non aver mai ricevuto alcun riscontro alle nostre osservazioni relative alla procedura di gara regionale per la fornitura di cateteri monouso per il cateterismo intermittente.

 

In un contesto di reciproca collaborazione sarebbe stato utile, nell’interesse generale, promuovere un confronto quanto più ampio possibile con tutti i soggetti, del mondo associativo e non, per addivenire a soluzioni ben diverse da quelle che si è intesa perseguire. Questo sempre e comunque nell’interesse delle persone incontinenti che proprio per le molteplici esperienze di vita vissuta dai singoli presuppone un approccio ben diverso. Ma ancora una volta si è scelto di perseguire la logica del prodotto più economico, limitando in maniera significativa il principio della appropriatezza e della libera scelta del presidio da parte del paziente. Sia ben chiaro che questa non è frutto di un capriccio, ma dettata da specifici bisogni anatomico-fisiologici che rendono ogni persona diversa.

 

In riferimento alle gare in oggetto, le centrali di acquisto ALISA Liguria e ARIA Lombardia, hanno stabilito che l’aggiudicazione avviene a favore dei 2/3 degli idonei, sia pure calcolato in eccesso. Questa metodologia stabilisce di fatto che ai pazienti non verrà garantita la possibilità di attingere alla più ampia gamma di prodotti, ma solamente ad una parte di essi, se non a seguito di esplicite motivazioni da parte dell’utilizzatore e comunque riservandosi alla fine di aggiudicare anche in presenza di due sole offerte valide. Riteniamo, inoltre, che il meccanismo di gara che prevede l’aggiudicazione al prezzo economicamente più vantaggioso, già garantisca un risparmio significativo per l’Ente, prevedere la qualifica dei 2/3 degli offerenti è un ulteriore strumento che persegue logiche esclusivamente legate al prezzo e null’altro.

 

In questo contesto non possiamo esimerci dal non segnalare che la centralità del paziente/persona, con i propri bisogni e specificità, viene ampiamente superata a favore della centralità del prezzo. Questo, da parte nostra non può essere né sostenuto né avallato, motivo per cui si chiede a tutte le Aziende Sanitarie di non procedere ad alcuna limitazione di sorta e di garantire ai pazienti, per quanto sopra esposto, il principio di libertà scelta del presidio idoneo alle proprie esigenze, senza aggravare la già difficile gestione della sua condizione.

 

Qualora si intendesse comunque proseguire tali procedure di gara, incuranti delle richieste fino ad oggi riportate, ci riserviamo di intraprendere tutte le iniziative possibili per far valere i diritti delle persone che ci pregiamo di rappresentare.

 

 


14-04-2020

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