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La fibrillazione atriale: riconoscerla, curarla

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La fibrillazione atriale: riconoscerla, curarla

La fibrillazione atriale: riconoscerla, curarla

Sintomi, fattori di rischio, diagnosi e tutte le info per conoscerla meglio

La fibrillazione atriale è un’aritmia cardiaca caratterizzata da un battito anomalo. Normalmente il ritmo sinusale, ovvero il ritmo del cuore, in condizioni di riposo viene percepito come regolare e la sua frequenza è di 60-80 battiti al minuto. Quando gli atri, le camere superiori del cuore, cominciano ad emettere un numero eccessivo di impulsi elettrici diretti ai ventricoli, il battito cardiaco risente di un’accelerazione e diventa irregolare. Questa situazione affatica il muscolo cardiaco, il cuore non è più in grado di inviare la giusta quantità di sangue e ossigeno in tutto il corpo e da ciò scaturiscono dei sintomi caratteristici.

 

Sintomi:

  • Sensazione di battito irregolare
  • Affaticamento e/o affanno
  • Dolore al petto

 

Fattori di rischio:

  • Età > 65 anni
  • Ipertensione arteriosa
  • Broncopneumopatie o sindrome delle apnee notturne
  • Precedenti malattie cardiache (ischemia o patologie delle valvole cardiache)
  • Obesità e diabete
  • Insufficienza renale
  • Malattie della tiroide
  • Abuso di bevande alcooliche o droghe

 

Come prevenirla:

  • Smettere di fumareAlimentazione equilibrata
  • Attività fisica regolare
  • Controllo di colesterolo e glicemia
  • Visite cardiologiche periodiche

 

La fibrillazione atriale è pericolosa?

L’aritmia comporta di per sé un impatto importante sulla qualità di vita dei pazienti e, in maniera più significativa, sul rischio di ictus, che aumenta da 2 a 17 volte rispetto alla popolazione normale.

 

Quanto è diffusa?

In Italia sono 850 mila i soggetti colpiti da fibrillazione atriale, nel mondo 70 milioni. In Italia l’incidenza è dell’1% annuo, che aumenta al 4% negli over 60 e al 9% negli ultra ottantenni.

 

Come diagnosticare la fibrillazione atriale?

In circa un terzo dei casi la fibrillazione atriale rimane asintomatica e non è diagnosticata. È indispensabile un’attenzione particolare, del medico di famiglia o del farmacista, che permetta di controllare la regolarità del battito cardiaco. Misurare la pressione arteriosa e sottoporsi periodicamente alla visita del proprio medico aiuta a diagnosticare l’aritmia. Quando si sospetta la fibrillazione atriale, è bene pianificare un esame specifico presso un cardiologo-aritmologo per una diagnosi certa, l’elettrocardiogramma.

 

Come curarla?

 

Farmaci

A poche ore dall’insorgenza di un episodio di fibrillazione, è possibile somministrare farmaci che regolarizzino il ritmo cardiaco. Il medico potrebbe, inoltre, prescrivere farmaci per ridurre il numero degli episodi o per diminuire la frequenza del battito cardiaco. In caso di fibrillazione atriale, la terapia farmacologica è necessaria soprattutto per ridurre il rischio di coaguli nel sangue (trombi) e quindi di ictus.

 

Ablazione trans-catetere

L’ablazione transcatetere è indicata nei casi in cui i farmaci non abbiano effetto o per scelta del paziente. È una tecnica mini-invasiva, effettuata in anestesia locale e necessita da 1 a 2 giorni di ricovero ospedaliero. Questa metodica viene sempre più utilizzata per individuare e curare la parte di tessuto cardiaco causa dell’aritmia. Rappresenta una terapia spesso risolutiva.

 

Pacemaker

In alcuni casi, soprattutto nelle persone ultraottantenni, la fibrillazione atriale è conseguenza di un’eccessiva bradicardia (battito cardiaco lento). In questi casi può essere necessario l’impianto di un pacemaker.

 

Cardioversione

Per riportare il cuore al ritmo corretto può essere necessaria la cardioversione, una procedura che può essere eseguita sia attraverso la somministrazione di farmaci in ambiente ospedaliero che attraverso l’invio di scariche elettriche di bassa intensità al cuore.

 

VEDI L’INFOGRAFICA PER SAPERNE DI PIU’

 


11-02-2019

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